OLTRE I CONFINI
Il miracolo di Pesaro: la squadra più multietnica d’Italia tra calcio, fede e integrazione Un pallone che rotola, decine di nazioni unite sotto uno stesso stemma e un sogno nato tra le difficoltà e trasformato in realtà. A Pesaro, la storia della CA.SA.33 dimostra come lo sport possa diventare il più potente strumento di inclusione sociale
Il team Ca.Sa. 33 nasce dal sogno dell’ex atleta Alex Bragagnolo e vive delle speranze di decine di giovani stranieri provenienti da Brasile, Senegal, Colombia, Marocco, Perù, Mali, Gambia, Algeria, Albania e Macedonia. Non si tratta della Coppa del mondo di calcio, ma delle nazioni di provenienza della squadra più multietnica d’Italia, nata tre anni fa da un’intuizione di Alex e composta da una trentina di giocatori, quasi tutti stranieri, militanti nel campionato di Terza Categoria. Dopo aver giocato nella Vis Pesaro e aver cercato la via del professionismo in Spagna, Alex si era scontrato con le proprie ambizioni, sentendo al ritorno il forte desiderio di aiutare i giovani in difficoltà, pur sapendo fare soltanto una cosa: giocare a pallone. Trovando aiuto nella fede e ispirandosi a Carlo Acutis, ha iniziato a frequentare i campi minori, accorgendosi dei tanti ragazzi stranieri soli. Li ha resi suoi amici, li ha aiutati a trovare lavoro e casa, chiedendosi poi perché non creare una squadra dove tutti potessero sentirsi accolti a casa, al di là del colore della pelle e della religione.
Rivolgendosi a don Marco di Giorgio, parroco di Santa Maria Assunta di Montecchio a Pesaro, ha trovato la disponibilità di un campo regolamentare e l’appoggio di un sacerdote che, pur stupito dall’entusiasmo di un ventiduenne senza un soldo, non ha spento quel sogno. Grazie a loro, l’oratorio è diventato un punto di riferimento multiculturale dove gli stessi calciatori curano il prato e gestiscono gli spogliatoi. La squadra si chiama CA.SA.33 dalle iniziali di Carlo Acutis e di Sara Sanchini, una giovane del posto deceduta prematuramente, i cui volti sono stampati sulle maglie insieme alla scritta “You’ll never walk alone”, simbolo di una casa lontano da casa. Tra di loro c’è Kanty, arrivato dal Mali nel 2020 dopo un viaggio durissimo attraverso l’Algeria, mesi di prigionia in Libia e la traversata in barcone, fino all’incontro con l’amico inseparabile Youssuf. Alla squadra si è unito anche padre Elson Penha Teles, un giovane brasiliano dei Servi di Maria che vive la sua missione sacerdotale in un contesto dove cattolici, ortodossi e musulmani convivono pacificamente, arrivando persino a posticipare gli allenamenti per cenare tutti insieme a tarda sera durante il Ramadan. Ogni anno la squadra vive esperienze di condivisione ad Assisi, a Roma per il Giubileo o ospite della nazionale a Coverciano, sostenuta anche dal vescovo Sandro Salvucci e sponsorizzata dalla fondazione “Assisi Missio” grazie a padre Carlo Chistolini. Come ricordano le parole dedicate ai mondiali di calcio, la vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme, proprio come dimostra ogni giorno questa straordinaria realtà di sport e integrazione.
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