CURIOSITÀ
Quando fu inventata la cerniera lampo?
Il primo brevetto risale al 1851, ma quello definitivo arrivò ai primi del '900

3 mag 2022

Il meccanismo della cerniera è stato concepito solo a partire dalla metà dell’Ottocento, assumendo poi forma definitiva tra il 1913 e il 1917, grazie all’ingegnere svedese, naturalizzato statunitense, Gideon Sundbäck (1880-1954), che ne ultimò la messa a punto e ne depositò il brevetto con il nome di Separable Fastener (chiusura separabile). Eppure, per molto tempo l’umanità ha dovuto fare a meno di questa tecnologia in apparenza così semplice.

LACCI, SPILLE E BOTTONI. Prima che arrivasse la carniera, l’essere umano non aveva certo rinunciato alla possibilità di unire due lembi di tessuto in modo provvisorio, senza doverli cucire; si trattasse di chiudere una veste, una tenda o un paio di calzature. Per molto tempo si ricorse a cordini e lacci di cuoio, affiancati poi da fibbie metalliche, spille e bottoni (da infilarsi in un’asola o in un piccolo “cappio” di tessuto, detto alamaro). L’evoluzione di questi pratici quanto economici strumenti, cominciata in epoca preistorica, proseguì gradualmente nell’antichità continuando poi tra il Medioevo e l’Età moderna, quando essi, realizzati in molteplici fogge (bottoni soprattutto) e con materiali preziosi, conobbero notevoli fortune tra le classi alte.

Dopo una serie di accurati studi, a perfezionare definitivamente la zip fu dunque Gideon Sundbäck, che nel 1913 ultimò un prototipo in cui i dentini erano maggiormente “uncinati” rispetto ai modelli passati, e anche più numerosi. Oltre a ciò, Sundbäck ebbe l’idea di fissare la cerniera lampo su due nastri, da cucire a loro volta sui capi d’abbigliamento. Ulteriormente affinato, il meccanismo fu quindi brevettato nel 1917, trovando immediata applicazione nelle divise dei marinai americani.

CERNIERA, ZIP O ZIPPER. In sintesi, nella sua forma definitiva, la chiusura lampo presenta due fettucce con fissati sopra dentini metallici o plastici in grado d’incastrarsi alla perfezione uno sull’altro e di liberarsi altrettanto facilmente. Il tutto, grazie allo scorrere di un cursore – con relativo gancetto dotato di piccoli stop per impedire aperture involontarie – la cui struttura a Y consente di schiacciare i dentini tra loro o, viceversa, di distanziarli.

Di decennio in decennio, questo sistema – ribattezzato zip, o zipper, a partire dagli anni Venti, con evidente origine onomatopeica – è andato quindi incontro a un crescente boom cavalcato da numerose aziende. Una su tutte: la giapponese YKK (acronimo di Yoshida Kogyo Kabushikigaisha, onnipresente sulle zip di tutto il mondo), attiva dal 1934 e tuttora leader del settore, con oltre due milioni di km di cerniere lampo prodotti ogni anno.

Dal secondo dopoguerra, la zip ha tenuto fieramente testa alla concorrenza dei pur intramontabili bottoni (divenuti anche magnetici) nonché della nuova chiusura a strappo, progettata negli anni Cinquanta dall’ingegnere svizzero Georges de Mestral, fondatore dell’azienda Velcro. Un sistema che prevede l’incastro di due lembi di tessuto, uno ricoperto da una fine peluria e l’altro da micro uncini di nylon.

PER LE TUTE DEGLI ASTRONAUTI. A dispetto dei suoi competitor, la chiusura lampo ha continuato la sua ascesa, apprezzata da molti stilisti, anche a vista. Negli anni Cinquanta, la zip ha sedotto la Nasa, che ne ha sviluppato per un periodo alcune versioni per le tute dei propri astronauti (utilizzatori anche del velcro, fin dalle missioni Apollo). I successi sono quindi proseguiti per il resto del secolo e poi nel terzo millennio. Attualmente sono allo studio cerniere lampo microscopiche da usare in campo chirurgico, come alternativa ai tradizionali punti di sutura.

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