CURIOSITÀ
Chi ha inventato il fast food?
Dalle bancarelle per la vendita di pesce fritto alla pizza, dalle patatine fritte agli hamburger

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Il concetto di fast food come lo intendiamo oggi, ovvero una forma di ristorazione basata sul consumo rapido ed economico di panini in locali gestiti da grandi catene internazionali, prese forma nella prima metà del Novecento negli Usa. Nello specifico, la più antica catena di fast food è la A&W Restaurants, fondata nel 1919 dagli imprenditori Roy Allen e Frank Wright, il cui esempio fu seguito nel 1921 da Billy Ingram e Walter Anderson, fondatori della White Castle.

COME UNA CATENA DI MONTAGGIO. Dopodiché irruppe sulla scena la futura “star” del settore: McDonald’s, le cui prime tracce risalgono al 1940, quando la creatività imprenditoriale dei fratelli Richard e Maurice McDonald (meglio noti come Dick e Mac) li portò a perfezionare gli standard dei processi di produzione e di razionalizzazione degli spazi (come in una catena di montaggio) che caratterizzano oggi i fast food. Questo business attrasse poi sempre più imprenditori, e già nel 1953 nacque un’altra catena tuttora nota: Burger King. Nei decenni seguenti i fast food si affermarono quindi in Europa e poi nel resto del mondo.

PASTO VELOCE NELL’ANTICO EGITTO. Tuttavia, il concetto di pasto rapido e da asporto non era una novità ma trova le radici già nel mondo antico. I primissimi antenati dei fast food risalgono al mondo egizio e a quello greco: bancarelle specializzate nella vendita di pesce fritto.

Fu però nell’antica Roma che il “pasto veloce” conobbe il successo. Gli abitanti dell’Urbe e di altri centri, da Ostia a Pompei, frequentavano infatti i thermopolia, locali in cui comprare bevande e cibo già pronto, sia da asporto sia da consumare in loco. Erano dotati di un bancone, affacciato sulla strada, in cui erano collocate anfore di terracotta destinate alla conservazione e alla presentazione delle vivande, soprattutto minestre e legumi.

I VENDITORI AMBULANTI DEL MEDIOEVO. In epoca medievale si registrò invece la diffusione di venditori ambulanti che, con i loro carretti, offrivano cibo facile da consumare camminando. Tra le specialità, involucri di pasta ripieni di carne, formaggi e verdure (varianti del pâté en croute francese).

Nello stesso anno s’impose una nuova specialità: l’hamburger. I panini con la carne (accompagnati da patatine fritte) fecero la fortuna delle prime catene come la A&W e la White Castle. Quest’ultima, per attirare nuovi clienti, ideò un panino dalla forma squadrata, tuttora campione di vendite, il “White Castle Slider”, e si distinse per l’uso di pubblicità e buoni sconto.

HAMBURGER IN BELLA VISTA. Ma l’innovazione più radicale fu quella di standardizzare il rifornimento e la produzione del cibo decidendo di mostrare al pubblico la preparazione degli hamburger, grazie a grandi vetrate che giravano intorno alla cucina. Il tutto in locali dall’arredo semplice e replicabile in ogni filiale.

Sulla scia della White Castle si mossero i fratelli McDonald, modernizzando i processi produttivi e contribuendo a far sì che i fast food assumessero le caratteristiche odierne. Dalla fine degli anni Cinquanta la loro azienda fu peraltro “cannibalizzata” dal socio in affari Ray Kroc, che ne mantenne il nome, trasformandola in un impero economico.

CIBO PIÙ SANO CON MENO GRASSI. E arriviamo al nuovo millennio, caratterizzato da una maggiore sensibilità verso la relazione alimentazione-ambiente-salute. Molti fast food, accusati di proporre cibo poco sano, hanno introdotto nei menu insalate e cibi meno grassi. Inoltre, visto l’aumento di vegetariani e vegani, molte catene propongono burger “veggie”, simili agli originali nell’aspetto e non solo.

Ma oltre alle nuove prospettive ecologiche ce ne sono anche altre tecnologiche. Sono infatti allo studio fast food automatizzati, con tanto di bracci meccanici incaricati di preparare il cibo e, come già avviene in alcuni ristoranti in Cina e in Giappone, camerieri-robot pronti a servirci.

 

FONTE: Focus.it

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