Guidava ubriaco, oltre i limiti e con un faro rotto: gli errori di chi travolse ed uccise la 13enne fermignanese

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I familiari sono già stati risarciti. Appello della mamma: «La Provincia metta in sicurezza quella strada!»

 

FERMIGNANO  –  Guidava ubriaco, oltre i limiti di velocità e con un unico faro funzionante l’automobilista che ha investito e ucciso Alessia Tagliolini, la studentessa 13enne di Urbania travolta lo scorso novembre a San Silvestro di Fermignano.

Questi sono i profili di colpa emersi dalla consulenza tecnica affidata dal sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Urbino, dott.ssa Simonetta Catani, al geometra Michele Tassinari.

I familiari della giovane studentessa hanno già ottenuto l’integrale risarcimento dei danni, prima ancora dell’inizio del processo a carico dell’automobilista investitore. Per questo delicatissimo aspetto, si sono affidati allo studio Giesse Risarcimento Danni di Pesaro, società specializzata nella gestione di incidenti mortali, anche nel caso di pedoni investiti. «La compagnia assicuratrice aveva inizialmente provato a contestare un assurdo concorso di colpa a carico di Alessia. – sottolinea Andrea Celio, responsabile dell’ufficio Giesse di Pesaro – Siamo invece riusciti a dimostrare, da un lato, il comportamento esemplare di Alessia, la quale camminava sul ciglio della strada proprio come impone il codice della strada in caso di assenza di marciapiedi e, dall’altro, le evidenti e inconfutabili responsabilità dell’automobilista».

L’incidente era avvenuto poco dopo le ore 21:00 del 15 novembre scorso. Pioveva, e con la banchina sprovvista di marciapiede e completamente allagata, la compagnia formata da sei amichetti era costretta a camminare a ridosso del margine della carreggiata. In senso contrario a quello delle auto, come prevede il codice della strada. Secondo quanto ricostruito dal consulente, a provocare l’incidente è stato il comportamento dell’automobilista che “viaggiava in centro abitato superando il limite di velocità di 5-10 chilometri orari, non rapportato allo stato dei luoghi e alle condizioni meteo, con un tasso alcolemico pari a 1,22 g/l e con il gruppo ottico anteriore sinistro danneggiato e privo di utilità, riducendo di conseguenza la capacità illuminante della carreggiata”

Così era piombato addosso al gruppetto di giovani a bordo strada, senza neppure vederli. Centrando in pieno la piccola Alessia, che camminava davanti a tutti gli altri, la quale a sua volta è finita scagliata contro l’amica che la seguiva, rimasta soltanto leggermente ferita. Nella testimonianza rilasciata agli agenti subito dopo l’incidente l’uomo ha infatti ammesso di aver capito quanto accaduto soltanto dopo aver accostato per il colpo sentito sul lato anteriore destro dell’auto. Prima di essersi messo alla guida, ha raccontato anche di essersi fermato a un bar di Urbino. Come da prassi, gli agenti lo avevano già sottoposto al pre-test, con esito positivo. Accompagnato subito dopo in ospedale, dalle analisi del sangue è poi risultato un tasso superiore al doppio consentito.

Ora il suo comportamento verrà giudicato a processo, ma l’attenzione da parte dei familiari si è nel frattempo spostata sul mancato intervento della Provincia per rendere più sicuro il tratto di strada dove si è consumata la tragedia. Come sottolineato infatti dal consulente nominato dalla Procura, «la banchina alcuni metri prima del punto dell’investimento era completamente allagata e impraticabile», per questo la compagnia di amici era stata costretta a camminare a ridosso del margine della carreggiata.

«Ringrazio tutti coloro che ci sono stati vicini in questi mesi di enorme dolore – spiega Patrizia Carnevali, la mamma di Alessia – grazie anche a Giesse e ad Andrea Celio, che ci hanno affiancati con grande professionalità e umanità. Dispiace invece dover constatare che la Provincia, responsabile della manutenzione di quel tratto di strada, in tutti questi mesi non si sia minimamente attivata per renderlo meno pericoloso. Ogni volta che piove si allaga, come quel maledetto giorno, e c’è il rischio che un’altra tragedia si ripeta. A chiunque abbia facoltà di farlo, lancio un appello: mettetelo in sicurezza, una volta per tutte! Magari con la costruzione di un marciapiede. Affinché tragedie simili non si debbano mai più ripetere».

 

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